Dov’è l’Italia?

Premessa: non mi sarei mai immaginato che sarebbe andata così. Invece, dopo anni, il festival di Sanremo – la kermesse canora, per i più nostalgici – ha sfornato almeno cinque o sei brani belli e freschi. Ha vinto (grazie al fondamentale apporto delle giurie, altrimenti avanti popolo col melodramma) Mahmood, un ragazzo che al di là delle sue origini (siamo forse ancora troppo poco abituati al multiculturalismo per sottolineare ancora queste cose) ha scritto un bellissimo pezzo con Dardust e Charlie Charles.

E poi c’è Motta, che dopo qualche ascolto mi ha convinto sempre di più, e gli Zen Circus, penalizzati dall’orchestra, perché se provi ad ascoltare il loro pezzo in versione studio c’è una profondità che dall’Ariston non si percepiva. E che bravo Ghemon, che per certi versi mi ricorda la voce di Alex Baroni e ha una scrittura molto efficace e d’impatto, rimanendo sempre delicata.

Bravi anche Silvestri, Rondanini, Agnelli e, soprattutto, Rancore che hanno fatto quello che sanno fare meglio: stare alternativi, in un parallelo affascinante e perturbante per tematiche e strutture anti-pop. Di rottura, ma più evidente per il carico che si porta il personaggio, anche Achille Lauro: per calibrare meglio il suo talento bisognerebbe ascoltare la sua parabola artistica, un vero animale camaleontico (ovviamente coadiuvato dal sempre attento Boss Doms).

Tutto il resto nella norma, ma di normale questa edizione del festival della canzone italiana ha avuto poco. Fondamentalmente, una fetta di pubblico (l’italiano medio) ha potuto ascoltare cosa succede musicalmente nel belpaese, quello che fa andare Salmo e Sfera Ebbasta nelle viral di Spotify e che fa il tutto esaurito ai concerti. Ah, leggeteveli questi testi (molti dei quali trattano il tema della famiglia da angolazioni originali) perché le polemiche su alcuni artisti mi sembrano quelle recensioni che sessant’anni fa definivano il rock come «schifezza passeggera». Infine, basta con le battutine sulla droga: siamo nel 2019, un po’ di emancipazione non farebbe male.

Non mi sarei mai immaginato di fare un applauso al direttore artistico del festival di Sanremo e, invece, è bello ricredersi. Ora tocca alle radio e agli streaming e, soprattutto, alla primavera…

C’est la vie
Amore mio sei il diavolo
Che torni ma
Solo per dare fuoco al mio cuore di carta
Dio ti prego salvaci da questi giorni
Tieni da parte un posto e segnati ‘sti nomi

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