On the Luna

Di tutti gli aneddoti legati alle missioni Apollo ce n’è una che mi ha sempre fatto venire i brividi. A distanza di anni la moglie di Buzz Aldrin si era ormai rassegnata a dover riportare suo marito sulla Terra. Molto spesso, infatti, capitava che il secondo uomo a calpestare il suolo lunare rimanesse incantato a fissare il satellite, astraendosi completamente da tutto ciò che gli ruotava intorno.
Per ragioni anagrafiche non ho vissuto in prima persona quello che è successo il 20 luglio del 1969, ma sin da piccolo mi sono appassionato alle vicende della corsa allo spazio.

Il merito è tutto di una serie di fascicoli e cassette dal titolo “L’Universo”: Piero Angela era il compagno di interi pomeriggi passati a memorizzare i nomi di vettori, ingegneri, astronauti. Una storia avvincente fatta di eroi che hanno saputo miscelare freddezza ed emotività.

Il cosmodromo di Baikonur, il Cape Canaveral/Kennedy center: le immagini d’archivio si riflettevano sui miei occhi affascinati dal filo che univa la cagnetta Laika, Leonov, Gagarin, Tereškova, von Braun ai progetti Gemini e Apollo, allo Shuttle. Da piccolo volevo fare l’astronauta, ma crescendo ho capito che la matematica non sarebbe mai stata “il mio mestiere”, come dice Venditti. Però, ogni volta che rivedo quelle sequenze sento la stessa emozione della prima volta: una specie di nostalgia per qualcosa che non ho mai vissuto di persona.

Ricordo ancora quando in Tv trasmisero il film Apollo 13 con Tom Hanks. Ovviamente non m’importò di andare a letto più tardi: avrei visto ogni frammento di un film che raccontava una storia che conoscevo a memoria, tifando ogni volta per gli astronauti.

Oltre alle immagini, a quei colori vintage e ai granuli, ci sono i suoni. Il countdown e le comunicazioni tra la terra e i moduli spaziali risuonano ancora nella mia testa, sia in formule ormai passate alla storia – come Armstrong e il suo «piccolo passo per un uomo» – sia in tragici testimonianze, come la morte degli astronauti dell’Apollo 1.

Oggi si celebrano cinquant’anni da un’impresa unica e carica di significati, ma credo che il lascito definitivo siano le parole di Eugene Cernan, al momento l’ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna:

The promise of the future… The door is now cracked, but the promise of the future lies in the young people, not just in America, but the young people all over the world learning to live and learning to work together

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