Corollari di bellezza

Mindhunter

«Indosserai la tua bellezza» scriveva John Keats in una sua poesia. Un concetto affascinante, che in un certo senso riprende una delle citazioni più famose di Oscar Wilde: «Bisogna essere un’opera d’arte, o indossarla». Mi sono accorto che questo blog era diventato un po’ troppo nostalgico – non che io non lo sia, se non si fosse capito – ma, tra celebrazioni dell’annus mirabilis 1979 (per ragioni di impressionante quantità e qualità di bella musica uscita) e ricordi del 2009 (per mere questioni anagrafiche), era giusto tornare ai giorni nostri.

Una delle cose più belle di quest’estate è il ritorno di Mindhunter, serie tv sull’istituzione dell’Unità comportamentale dell’Fbi a Quantico e del metodo con cui si profilano i serial killer. Come per la musica, alcuni film o serie profumano di casa. Sarà per la fotografia, gli attori o le musiche… insomma, vedendo Mindhunter mi sono sentito nella mia confort zone, che a occhio dev’essere un incubo dato che si parla di assassini violenti che hanno subito ogni tipo di trauma in età infantile o adolescenziale.

Ad ogni modo, ho avvertito la stessa sensazione con Hannibal, una delle serie più sottovalutate per chi scrive. Mi è successo per la più bella serie mai vista, True Detective (otto puntate consumate in altrettante ore, la prima stagione l’ho rivista almeno una decina di volte). E, ancora, mi sono sentito a casa con Penny Dreadful, con qualche stagione di Dexter e persino con la semplicità di How I Met Your Mother. E poi… poi ci sono i concerti. No, non quelli a cui vai personalmente. Ma quelli su YouTube. Un po’ come i killer seriali che tornano sul luogo del delitto, anche io periodicamente sento la necessità di rivederli.

Apparat per Arte Concert

Qualche esempio (a parte il live di Apparat per Arte Concert, scoperto da poco):

Il live di Apparat a Praga
Florence & The Machine alla Bbc Lounge, qui con una cover di Drake

Il fil rouge che accomuna questi live e queste serie tv è un legame emotivo strano; luci, protagonisti e musica mi trasmettono una sensazione positiva, Freud la chiamerebbe heimlich (tutt’altro che perturbante…). Allora, ecco la frenesia dei Bloc Party che sta sulla stessa lunghezza d’onda dei dialoghi di True Detective, corollari di bellezza. Concetto, quest’ultimo, piuttosto labile ma imprevedibile: ecco, quando la bellezza è inaspettata, quando capita di trovarla in un tranquillo e assonnato pomeriggio d’estate, fa ancora più bene.

I Bloc Party a Glasto
Gli Editors al Fabric di Londra

Sì, perché di bellezza ne abbiamo sempre bisogno, soprattutto in tempi grigi come questi. Ecco che arriviamo a un altro corollario: la bellezza va condivisa, perché senza curiosità siamo uomini vuoti, come direbbe Eliot. Nel periodo My Space ricordo l’eccitazione dello scambio d’informazioni con i miei coetanei e amici: chi ti passava i Tame Impala, chi invece era esperto di black music e chi aveva appena scoperto Elephant Gun.

I Radiohead a Canal +, qui con Morning Bell
Florence bis, ‘sta volta a Glasto

L’ultima cosa che mi affascina di questo tipo di bellezza è che va al di là dei tecnicismi, delle intonazioni. Perché la bellezza la ritroviamo anche – soprattutto, forse – nelle imperfezioni. Mi torna in mente una frase ascoltata in una Ted Conference: «Reaching perfection isn’t the goal here». Be’, funziona alla grande in questo contesto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...