Nothing Great About Britain

da L’Espresso del 22 settembre 2019

“I wish I could do something more” cantano i Foals nel loro (doppio) album apocalittico di quest’anno e sempre nel 2019 un altro verso ha catturato la mia attenzione. Si tratta di Slowthai che ha intitolato il suo album Nothing Great About Britain. Be’ io credo che dovremmo partire da questi due assunti per provare a intersecare i numerosi significati degli avvenimenti di questi giorni.

Da un lato, sono orgoglioso della risposta che Cosenza ha riservato all’ex ministro degli Interni, in piena (e infinita) campagna elettorale. Dall’altro, sono rimasto paralizzato dall’ormai celebre discorso di Greta Thunberg. Non tanto per i contenuti, che chi segue da un po’ la vicenda conoscerà, ma per la rabbia sana che traspira dalla sua espressione, da quelle lacrime sincere e, allo stesso tempo, realmente sane.

Sì, perché l’ambiente è in pericolo ed è arrivato il momento di fare i conti con pochissimi gesti quotidiani che dovremmo eliminare. Dalla carta gettata nel cestino, a fare la differenziata o usare i mezzi pubblici. Ma c’è qualcosa di più grande che gravita attorno a tutto questo: è la sensazione di un fine ciclo. Ne parlavo già nel corso dello scorso post, forse la generazione di Greta ci sta dando gli scossoni giusti. Così come il parlamento – la sede principale della politica, che come il tribunale non potrà mai essere sostituita dai commenti social – è tornato al centro delle questioni legate alla res publica.

Mentre Pelosi avvia l’iter per l’impeachment a Trump, Hale definiva unlawful la chiusura dei lavori parlamentari voluta da Johnson. Insomma, due donne si fanno portavoce di un bisogno di tornare alla realtà: fuori dai tweet, dagli slogan e da hater, è arrivato il momento di guardare in faccia quello che davvero sta succedendo. In un periodo storico caotico come quello che stiamo attraversando, in cui c’è chi afferma che l’Amazonia non sia patrimonio dell’umanità, c’è bisogno di verità da contrapporre alle fake news, ai deep fake e agli infimi tentativi di aggirare l’etica comune a fini personali. Da questa prospettiva, ci meritiamo le lacrime di Thunberg e la sua rabbia; non c’è nulla di grandioso in quanto fatto finora e dovremmo tutti voler fare qualcosa di più. Perché “raccontare il mondo con parole nuove” è un dovere.

Un pensiero riguardo “Nothing Great About Britain”

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