Play a song for me

Dato che in molti me l’hanno chiesto, ho pensato di aggiornare le playlist su Spotify legate ai miei ultimi due libri. Anzi, spero di riuscire a continuare quest’operazione negli anni per avere una sorta di quadro sul rapporto tra musica e politica. Così, ecco la playlist di Politics, la musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit con brani legati alla complicata situazione tra Gran Bretagna e Unione Europea, al presidente statunitense e ai diritti Lgbt+.

Ed ecco invece la playlist di Patriots, la musica italiana da Berlusconi al sovranismo che uscirà il 29 agosto e ho aggiornato al momento con il remix che Ghali ha fatto di Vossi Bop di Stormzy. In attesa di altri brani, questo dato è sintomatico di quello che poi – con gran spoiler – è il risultato della mia analisi: alle nostre latitudini l’accostamento di musica e politica è pratica desueta, cresciuta nell’ultimo anno per merito dei modi di fare di Matteo Salvini (scontato ma veritiero parallelo con Trump annesso), ma pur sempre un qualcosa da cui è meglio prendere le distanze.

Ci tengo particolarmente a queste playlist perché alla fine si parla di musica e, per quanto uno ne possa scriverne, è sempre più immediato ed emozionante farsi attraversare da musica e parole. A proposito di emozioni: in questi giorni ho scoperto una cosa davvero impensabile. Politics è presente nelle biblioteche universitarie di Parigi, New York, Indiana, Chicago e altre città.
Qui trovate l’elenco completo; una bella iniezione di fiducia per l’uscita di Patriots e per la sua presentazione, il 7 settembre con Ester Apa alla Ubik di Cosenza.

Cristallizzare la mania per Liszt

Più il tempo passa e più si diventa nostalgici. Ovvio, se si pensa all’accumulo di esperienza e ricordi. Così, tra matrimoni, ferie e il ferragosto incombente eccomi a ripensare all’estate di dieci anni fa. Proprio oggi, infatti, uscita il debutto degli XX, gruppo tanto rilevante quanto amato dagli hipster millennial.

A maggio era uscito, invece, Wolfgang Amadeus Phoenix. Se entrambi i dischi erano trainati da singoli potentissimi come Crystalised e Lisztomania, la differenza più grande sta nel punto di vista: mentre i francesi tornavano al passato, alla classica, i britannici raccontavano un presente proiettato in un futuro minimalista, intimista e delicatissimo.

L’estate del 2009 per me, universitario affamato di musica, è stata tutto sommato interessante; l’anno prima era uscito un disco che ancora mi porto dentro, come Viva La Vida or Death & All His Friends dei Coldplay. Ma quei mesi di un decennio fa mi hanno regalato degli album che tuttora mi fanno emozionare, riflettere , in diversa misura, mi conoscono. Ovviamente molto meglio di me. Uno di questi è il sottovalutato In This Light And On This Evening, per me l’ultimo momento di grazia degli Editors.

Ricordo ancora la sensazione straniante del primo ascolto, il rigetto e poi l’amore incondizionato. Ma, avrò tempo di parlarne meglio. Più che altro, pensavo che gli album e le canzoni sono molto strani: alcuni ti arrivano subito e, magari, se ne vanno con la stessa rapidità, altri stanno lì, ti orbitano attorno e quando meno te lo aspetti si conficcano tra i muscoli, lavorano lentamente ma con costanza e diventano ben presto i tuoi diari, cose con cui fare i conti.

Foto brutta di una bellissima Cosenza Vecchia di dieci anni fa

Ovviamente dieci anni fa non capivo queste dinamiche imprevedibili, in fondo ero solo un universitario perso tra l’amore per la letteratura e il tentativo wildiano di rendere la propria vita un’opera d’arte, circondandomi di belle persone, buona musica e qualche sana paranoia, che non fa mai male. Buon ferragosto!