L’impossibile spazio dei riflessi

Con la fine di Perle ai porci di Vonnegut è decisamente terminata l’estate. Il libro parte lentamente per poi prendere quota e finire nel più classico e familiare dei modi cari all’autore statunitense. E poi è arrivato l’autunno e con lui un altro libro: Il maestro e le maghe di Alejandro Jodorowsky è un vero e proprio biglietto da visita del poliedrico artista cileno. Tutto quello che permea le opere del regista, autore teatrale e scrittore è presente in questo volume; una incredibile sequela di esperienze personali al limite dell’assurdo che fungono da specchio per il lettore.

Già, le superfici riflettenti sono un po’ la summa di questo periodo. Il bellissimo e oscuro album di Angel Olsen s’intitola All Mirrors e l’altra sera, in mezzo al traffico, ho pensato all’ultimo disco dei New Pornographers quando mi sono perso tra i riflessi delle luci posteriori di altre auto sul finestrino. Di entrambe le opere ne ho scritto (bene) su Sentireascoltare (trovate le recensioni qui e qui).

Borges diceva che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso e devo ammettere che una sensazione perturbante si è impossessata di me in seguito all’ascolto degli ottimi album dei Diiv e di sua altezza Nick Cave. Di riflessione in riflessione, eccoci arrivati alla decisione di limitare i podcast di This Is Pop?: credo che sia sempre fondamentale, anzi direi vitale, distinguersi e trovare la propria dimensione, la propria voce. In un periodo in cui tutto è disponibile ovunque e sempre – proprio come un riflesso continuo di specchi, un riverbero costante – è importante tornare all’idea di un qualcosa che nasce, cresce e muore nel tempo stesso della sua manifestazione. Proprio come un concerto.

Arriviamo così a Warhol, e chiudiamo il cerchio. L’artista diceva che se si fosse specchiato non avrebbe visto nulla perché le persone affermavano che lui stesso era uno specchio. Eccolo “l’impossibile spazio di riflessi”, un cortocircuito che interrompe il possibile gioco di rifrazioni. Come quando corri e, a un certo punto, non senti più la fatica oppure quando hai la sensazione che la vita ti stia portando proprio lì e invece tutto cambia nell’arco di un respiro, nello scarto di un aprire e chiudere la cassa toracica. Questo autunno pigro porta con sé buona musica, speriamo che continuerà a esserci di così densa ora che i giorni si accorciano e la luce naturale comincia a scarseggiare.