L’estate sta (davvero) finendo

Shin Noguchi, Misakimachi, Miura, March 2015

Domani arriva l’autunno e no, non è una metafora ma dura e cruda realtà. Il passaggio di stagione ha – per chi scrive – il sapore di Why Me? Why Not.; il ritorno di Liam Gallagher conferma quanto la sincerità viene prima di tutto e pare che il minore dei fratelli mancuniani su questo terreno batta Noel a mani bassissime. Tanta nostalgia nei testi ma, allo stesso tempo, tanta voglia di andare oltre il monolite 90’s chiamato Oasis. Sembra strano vedere Liam salutista, tutto corse e te (da fare in solitario mentre “negli anni Novanta c’erano soldi, il te lo facevano quattro fottute persone!”, come testimonia un’intervista alla Bbc) ma la vita è anche questo: sorprendere e sorprendersi. Quindi, tanti auguri Our Kid!

Sì, Liam è il mio Gallagher preferito. E lo è sempre stato.

Il mio libro del mese è uscito nel 2000, ma è una Bibbia per chiunque ami radio e musica, possibilmente britannica: si tratta di Going Deaf For A Living di uno dei miei eroi dell’etere Steve Lamacq. Devo ancora iniziare a leggerlo, ma quando il corriere me l’ha portato a stento ho trattenuto l’emozione. Stessa sensazione provata alla visione dei Mercury Prize, con un bel po’ di gruppi a cui voglio bene: Idles, Fointaines Dc, Foals, Slowthai e tanti altri (anche se erano dieci in tutto).

Un cuore per gli Idles…
…uno per i Fointaines Dc…
…e uno per i Foals.

Consiglio al volo un interessantissimo articolo del Guardian sulla frenesia da pubblicazione dell’industria musicale contemporanea, ma non posso non soffermarmi un attimo su una cosa che mi sta facendo riflettere parecchio in questi giorni. Stanno, infatti, cominciando a spuntare da più parti classifiche sui migliori album, film o libri di questi vent’anni. Ne ho parlato brevemente anche a This Is Pop?: una sensazione alienante mi ha fatto rendere conto che si stanno chiudendo i primi due decenni del terzo millennio e che il Duemila sembrava a un soffio da qui. Invece, di acqua sotto ai ponti ne è passata; da MySpace e le telefonate a Facebook e i Whatsapp. Da Kid A a Blackstar, da Friends a Netlfix… be’, insomma, fa strano pensare che l’11 settembre di quest’anno i ragazzi nati in quel giorno nel 2001 sono diventati maggiorenni. E io che ancora mi ricordo quel pomeriggio: un gruppo di adolescenti di un paesino del Sud Italia a guardare il cielo con un po’ di eccitazione e un po’ di paura. Come se ogni aereo che volava attorno alla Terra potesse essere collegato a Ground Zero, come a sentirsi parte della Storia anche se quel vuoto non lo abbiamo visto coi nostri occhi ma la nostra generazione, probabilmente, se lo porta dentro. Ciao Mark Fisher!

Cristallizzare la mania per Liszt

Più il tempo passa e più si diventa nostalgici. Ovvio, se si pensa all’accumulo di esperienza e ricordi. Così, tra matrimoni, ferie e il ferragosto incombente eccomi a ripensare all’estate di dieci anni fa. Proprio oggi, infatti, uscita il debutto degli XX, gruppo tanto rilevante quanto amato dagli hipster millennial.

A maggio era uscito, invece, Wolfgang Amadeus Phoenix. Se entrambi i dischi erano trainati da singoli potentissimi come Crystalised e Lisztomania, la differenza più grande sta nel punto di vista: mentre i francesi tornavano al passato, alla classica, i britannici raccontavano un presente proiettato in un futuro minimalista, intimista e delicatissimo.

L’estate del 2009 per me, universitario affamato di musica, è stata tutto sommato interessante; l’anno prima era uscito un disco che ancora mi porto dentro, come Viva La Vida or Death & All His Friends dei Coldplay. Ma quei mesi di un decennio fa mi hanno regalato degli album che tuttora mi fanno emozionare, riflettere , in diversa misura, mi conoscono. Ovviamente molto meglio di me. Uno di questi è il sottovalutato In This Light And On This Evening, per me l’ultimo momento di grazia degli Editors.

Ricordo ancora la sensazione straniante del primo ascolto, il rigetto e poi l’amore incondizionato. Ma, avrò tempo di parlarne meglio. Più che altro, pensavo che gli album e le canzoni sono molto strani: alcuni ti arrivano subito e, magari, se ne vanno con la stessa rapidità, altri stanno lì, ti orbitano attorno e quando meno te lo aspetti si conficcano tra i muscoli, lavorano lentamente ma con costanza e diventano ben presto i tuoi diari, cose con cui fare i conti.

Foto brutta di una bellissima Cosenza Vecchia di dieci anni fa

Ovviamente dieci anni fa non capivo queste dinamiche imprevedibili, in fondo ero solo un universitario perso tra l’amore per la letteratura e il tentativo wildiano di rendere la propria vita un’opera d’arte, circondandomi di belle persone, buona musica e qualche sana paranoia, che non fa mai male. Buon ferragosto!

My bruddas don’t dab, we just Vossi bop

Lot 299: Swim #7 – Saltarello, from The Guardian

E la chiamano estate… ormai l’arrivo della stagione è sancito dalle prime foto di spiagge, palme e piscine. Ovviamente, con annesse invidie di chi rimane in città a lavorare. La mia, di estate, sarà un continuum perché, notizia di giornata, Patriots uscirà il 29 agosto, giusto in tempo per essere contemporaneamente tra gli scaffali delle librerie e sotto gli ombrelloni. Anche i contributi al testo sono conclusi; con particolare orgoglio ho avuto il piacere di poter contare su Emanuele Coen, caposervizio Cultura de L’Espresso, per la prefazione, Simona Maggiorelli, direttore responsabile di Left, per la nota introduttiva e Stefano Solventi per la postfazione. Insomma, è quasi tutto pronto!

Ne avevo parlato tempo fa: il 2019 segna i quattro decenni da un’annata incredibile per la musica come il 1979. Tra i vari dischi, qualche giorno fa L’Era del cinghiale bianco ha compiuto i suoi quarant’anni ed è stata la scusa per scrivere una recensione dell’album su Sentireascoltare.

E poi… facendo un breve passo indietro: sembra che Politics e Patriots siano allineati con il presente. Mai mi sarei immaginato che Boris Johnson sarebbe diventato primo ministro britannico, e invece… E difficilmente avrei pensato che Ghali collaborasse con Stormzy, rimanendo sullo stesso asse di dissenso politico del rapper grime. Questo perché è sempre bello ricredersi, nel secondo caso, ovviamente.

Per il resto, è estate anche sul fronte discografico; infatti non c’è un gran ché di uscite. Aspettiamo con interesse i vari Sam Fender, pupillo di This Is Pop?, Sleater Kinney, Bon Iver… ma parliamo di già di agosto. Oddio, tra otto giorni, in pratica.

Summer on a necessary beach

Conosco due modi per combattere la calura estiva: la musica e la scrittura. Uno dice, capirai… Eppure, basta ascoltare anche solo una manciata di minuti di Fongola dei Kokoko! per essere letteralmente sballottati dall’afrodance fresca e interculturale dell’ennesimo gruppo figo proposto da Transgressive.

Altro gruppo consigliato – anche se meno fresco e più aggressivo – i Black Midi che in Schlagenheim uniscono math, rock e influenze che vanno dal funky al noise. I gioiellini della Domino, però, danno il massimo in Talking Heads, singolo che già nel titolo spoilera un tributo personalissimo.

Parlavo tempo fa dei Fontaines Dc e quindi, per rimanere fedele alla folgorazione, menziono il loro live alla Kexp. Ovviamente ci saranno anche loro all’ultima puntata della terza stagione di This Is Pop?, che dire… Non mi sarei mai immaginato 40 puntate così intense, piene di collaborazioni fighe e con ottimi risultati d’ascolto, sia in Fm e streaming che sul fronte podcast, dove abbiamo superato i 3.000 stream. Incredibile per una piccola realtà come questo programma!

Sul fronte Patriots, ormai ci siamo: quando chiudi il file Word per inviarlo alla casa editrice c’è sempre un misto di paura e voglia di vedere già tutto sugli scaffali della libreria. Tocca, invece, aspettare ancora un po’, soprattutto per i contributi che questa volta saranno massicci e, davvero, importanti. A breve uscirà anche una mia recensione classic su L’era del cinghiale bianco, mentre è già in edicola il nuovo numero di Rumore con i miei contributi.

Un anno fa, più o meno, usciva anche questo brano che poi è diventato la sigla di This Is Pop? e me lo sono anche ritrovato in apertura ai Foals a Milano. È strano come una canzone non sia mai soltanto una canzone, come un suono o un verso diventino necessari in certi momenti, anche solo per far quadrare i pensieri, fare i conti con ciò che è stato e, come in questi giorni, per stare lontani dal caldo.

Anima e (hard) core

ANIMA – Directed By Paul Thomas Anderson – Thom Yorke – Photo Credit: Netflix / Darius Khondji

In estate le notizie sembrano più liquide del solito. Sarà per il caldo forte che pare imperverserà per tutta la stagione. Ad ogni modo, Thom Yorke è tornato. Questa volta in maniera quasi classica: niente Torrent, annunci last minute o robe così. Certo, una settimana di preavviso non è tanto; quanto basta, però, per evitare leak. Il disco è…lo scrivo su Sentireascoltare, buona lettura! Augurerò la stessa cosa a settembre, Patriots è quasi agli sgoccioli, mancano le ultime revisioni, qualche aggiunta e i contributi esterni. Non posso aggiungere altro, ma posso dire di essere felice per come sta andando il progetto e, soprattutto, della copertina!

A proposito di libri, nel prossimo numero di Rumore recensisco quello di Frankie Hi Nrg Mc; una personalissima storia del hip hop. Una garanzia per chi conosce l’abilità di Francesco nel mettere in fila pensieri e parole. Tornando in musica, invece, devo dire che ho dimenticato in questi mesi quanto ho apprezzato 1969 di Achille Lauro, forse tra qualche anno capiremo meglio il talento del ragazzo, capace fino a qui di cambiare sound in maniera sempre credibile.

Non ne ho parlato in queste pagine, ma i Fontaines Dc sono davvero qualcosa di unico: post punk, intellettuali, poeti e un album – Drogel – incredibile. Bravi! Ad aprile era uscito anche un altri disco che non ho menzionato, i Weyes Blood con Titanic Rising stanno meritando le buone recensioni e l’accoglienza calorosa per un art pop fatto veramente bene. E poi c’è quello che non ti aspetti: gli Editors che, nonostante non mi convincano da almeno tre/quattro album, hanno tirato fuori un bel singolo e un video davvero interessante, dove ci vedo Arancia Meccanica, i simulacri di Baudrillard, Mary Shelley e coreografie accattivanti.

Bello quando si esce dalla propria confort zone, è anche il succo delle ultime interviste a This is pop? in cui coi vari artisti alla fine si arriva sempre qui. Effettivamente parte della musica citata in questo pezzo testimonia proprio questo.
Devo dire che il 2019 non si smentisce, pare sia davvero un anno musicalmente interessante e ricco. Speriamo continui così per i prossimi sei mesi!