Summer on a necessary beach

Conosco due modi per combattere la calura estiva: la musica e la scrittura. Uno dice, capirai… Eppure, basta ascoltare anche solo una manciata di minuti di Fongola dei Kokoko! per essere letteralmente sballottati dall’afrodance fresca e interculturale dell’ennesimo gruppo figo proposto da Transgressive.

Altro gruppo consigliato – anche se meno fresco e più aggressivo – i Black Midi che in Schlagenheim uniscono math, rock e influenze che vanno dal funky al noise. I gioiellini della Domino, però, danno il massimo in Talking Heads, singolo che già nel titolo spoilera un tributo personalissimo.

Parlavo tempo fa dei Fontaines Dc e quindi, per rimanere fedele alla folgorazione, menziono il loro live alla Kexp. Ovviamente ci saranno anche loro all’ultima puntata della terza stagione di This Is Pop?, che dire… Non mi sarei mai immaginato 40 puntate così intense, piene di collaborazioni fighe e con ottimi risultati d’ascolto, sia in Fm e streaming che sul fronte podcast, dove abbiamo superato i 3.000 stream. Incredibile per una piccola realtà come questo programma!

Sul fronte Patriots, ormai ci siamo: quando chiudi il file Word per inviarlo alla casa editrice c’è sempre un misto di paura e voglia di vedere già tutto sugli scaffali della libreria. Tocca, invece, aspettare ancora un po’, soprattutto per i contributi che questa volta saranno massicci e, davvero, importanti. A breve uscirà anche una mia recensione classic su L’era del cinghiale bianco, mentre è già in edicola il nuovo numero di Rumore con i miei contributi.

Un anno fa, più o meno, usciva anche questo brano che poi è diventato la sigla di This Is Pop? e me lo sono anche ritrovato in apertura ai Foals a Milano. È strano come una canzone non sia mai soltanto una canzone, come un suono o un verso diventino necessari in certi momenti, anche solo per far quadrare i pensieri, fare i conti con ciò che è stato e, come in questi giorni, per stare lontani dal caldo.

Piaceri sconosciuti

Quarant’anni. Sono tanti, eppure pochi. Il 1979 è stato un vaso di Pandora per la musica: London Calling, Fear Of Music, The Wall, Specials, Metal Box…si potrebbe andare avanti per ore. Tra tutta questa varietà, c’è un album oscuro, sinistro e allo stesso tempo terribilmente intimo. I Joy Division erano uno dei tanti gruppi punk; livore e furia sul palco, ritmi serrati e provocazione. È Martin Hannet, produttore fondamentale per la Factory, a far cambiare per sempre il volto della band, dilatando e rallentando le geometrie di basso e batteria, spogliando la chitarra e facendo “riscaldare” la voce dalle urla del palco a un cantato crooner, così vicino eppure così lontano.

Niente sarà più come prima dopo Unknown Pleasures, né i Joy Division né la Factory, ma nemmeno i tantissimi gruppi che devono a quel disco iconico gran parte della carriera. Accanto a suoni ed effetti stranianti c’è quella voce e quei testi ad azzerare qualsiasi distanza temporale, perché ancora oggi quel disco è vivo e splende di una luce scura che non ha mai smesso di brillare.

Ovviamente ne parleremo e ascolteremo a This Is Pop?, che è stato già confermato per la prossima stagione e tirerà avanti fino a metà luglio, in occasione della quarantesima puntata stagionale. Sempre in trasmissione abbiamo parlato lunedì scorso del Medimex, ne ho scritto su Sentireascoltare; un bell’evento, davvero. Organizzato benissimo e con una line up internazionale, il festival ha visto sul palco Cigarettes After Sex, Editors, Liam Gallagher e Patti Smith. Il caldo ha fatto il suo, ma al ritorno suoni e immagini di Taranto hanno faticato ad uscire.

View this post on Instagram

@editorsofficial @medimex_music

A post shared by Fernando Rennis (@fernandoldboy) on

Per quanto riguarda le nuove uscite, mi ha colpito in positivo Frankenstein degli Editors e Shockwave di Liam Gallagher, vediamo se il resto conferma questa sensazione. Mentre il disco del sempreverde Bruce Springesteen è un colpo al cuore e, di contro, Madonna non mi è sembrata in piena forma. Al contrario, si conferma sempre un fenomeno Kate Tempest e anche i singoli delle Sleater Kinney promettono bene, d’altronde il loro nuovo album è prodotto dalla divina St. Vincent. A sorpresa, è tornato anche l’alfiere dell’hauntology Burial con due singoli freschi freschi. Devo dire, però, che queste piacevoli distrazioni non mi stanno fuorviando dall’obiettivo di questo mese: concludere Patriots, il mio terzo libro in uscita a settembre per Arcana. Sono all’ultimo capitolo, quello che parla da vicino del rapporto tra musica e politica in questo ultimo anno. Inutile aggiungere che c’è un bel po’ da dire.

View this post on Instagram

@liamgallagher @medimex_music

A post shared by Fernando Rennis (@fernandoldboy) on

Le prossime settimane saranno ricche di uscite: Two Door Cinema Club, Hot Chip, Titus Andronicus e il super festival di Glastonbury in testa. Ultima menzione per gli amati Radiohead, che non si smentiscono mai. Una volta subìto il furto di ben 18 minidisc contenenti materiale dell’epoca Ok Computer, i cinque hanno ben pensato di mettere tutto disponibile per 18 giorni su Bandcamp dove a 18€ si può acquistare l’imponente opera. I ricavati vanno a Extinction Rebellion, attivisti di cui vi parla nel dettaglio l’Espresso. Come per il disco dei Joy Division, ci sono alcune cose che invecchiano benissimo. Per fortuna.

Primavera anticipata

Credit Micah Lidberg
Credit Micah Lidberg

Sempre pensato che la primavera arrivasse il 21 marzo, invece, almeno quest’anno, la nuova stagione sboccia alle nove di sera del giorno prima. Poco importa, il colpo di coda dell’inverno continua ad allontanare ancora per un po’ il cambio di trimestre. In queste ultime settimane, però, di novità ce ne sono state: a This Is Pop? abbiamo suonato la solita carrellata di brani freschi e riscoperte scambiando quattro chiacchiere con nuove leve di talento come Fadi e Kharys.

Personalmente, ho scritto su Sentireascoltare il live report del concerto di Dimartino al Tau dell’Unical, che consiglio in maniera appassionata. È uscito anche il numero di marzo di Rumore, di cui avevo già anticipato qualcosa nello scorso articolo. Sul fronte dischi consigliati non posso che dirmi felice degli album di Coma Cose, Tersø, Apparat e del nuovo singolo dei Tame Impala, uscito proprio oggi.

Non a caso s’intitola Patience, ce ne vorrà un po’ per leggere il mio nuovo libro. Uscirà in autunno per Arcana, s’intitola Patriots, la musica italiana da Berlusconi al sovranismo ed è strettamente legato allo scorso Politics. Il mio terzo lavoro nasce dalla domanda più frequente che mi è stata posta durante le presentazioni e in molte altre occasioni: «E in Italia?». Così, mi sono messo l’anima in pace e vediamo come andrà. Non a caso, ci sarà tutta la primavera per terminarlo.

Febbraio è già qui

Il primo mese dell’anno sta rapidamente volando via, oltre alle prime tre puntante del 2019 di This Is Pop? (la quarta arriverà lunedì 28 gennaio, nel frattempo le piattaforme che ospitano i podcast del programma sono moltiplicate), ho avuto il piacere di recensire il nuovo bel disco di Toro Y Moi per Sentireascoltare.

Sempre per l’online, a febbraio mi occuperò dei nuovi album di Beirut (che intervisterò anche), Gomma e Be Forest. Su Rumore, invece, usciranno le mie recensioni dell’elettronica di Mira Calix, del folk di James Yorkston e del sapore internazionale dei nostrani Santii (ex M+A). Sulla stessa rivista ho il piacere di scrivere i miei pensieri su di un libro, Storie di ordinaria follia rock, di Massimo Padalino.

Non posso dire di più in merito, soltanto che sto ascoltando i prossimi album di Foals e Pom Poko. Ne potrò parlare con più tranquillità a marzo, dopotutto non manca molto…